Rustici Istriani in miniatura
É questa una sorta di “guida” attraverso l’ISTRIA: un ritorno al passato alla ricerca di aria pura, profumi di boschi, di fieni, di campi e visione di casupole, mulini, strade sassose, ruderi, muretti a secco. Ognuno può immaginarsi un popolano vestito di scuro, col cappello a cencio, gli stivali, la camicia senza colletto. Dai casolari sparsi filtra un po’ di luce: si indovinano i movimenti lenti dei contadini, il lume a petrolio sotto il camino nero, i vecchi seduti accanto al "fogoler", immobili nel fumo acre che vien su dal ciocco non ancora spento; sotto la cucina, la stalla, calda nel respiro ampio dei buoi accovacciati; il lontano abbaiare dei cani a dare il ritmo alla notte. Giancarlo dedica la sua vita a ricostruire con questi rustici, fedeli alla realtà, una terra perduta, ma è quella terra che noi abbiamo calpestato, quella dei nostri avi, quella di ieri. Giancarlo ci trasmette le emozioni più pure e più degne di un’esulanza sofferta che non è stata né un’emigrazione in cerca di fortuna, un viaggio di piacere, ma è stato l’esodo biblico di un Popolo che ha dovuto scegliere la Libertà per aver salva la vita e che ha scelto la Patria quando l’invasione jugoslava ha cancellato la nostra identità di italiani. La sua è l’Istria meno nota, una civiltà riconoscibile nei luoghi più solitari, andando per strade tortuose, salendo sulle colline, scendendo su brevi doline coltivate a vigneti, alla scoperta di paesini solitari da Merischie a Oscurus, da Chersano a Moncalvo, brevi tratti, ma tali da far scoprire lo spirito di luoghi nascosti fra i monti della Vena ed il Quarnaro e intuire il senso delle stagioni, alla scoperta di rapporti, risonanze ed equilibri che sfuggono ormai allo sguardo.
Biografia
Giancarlo Stival è veneto di nascita e come tale ha assorbito tutta la Storia istro-veneta, ma l’ha assorbita nella forma più sublime, in quel modo che passa prima nel cuore per poi arrivare all’intelletto. Ha cominciato a conoscere la Storia istriana al fianco di Graziella, sua moglie, Esule da Fiume, una istriana vera, di quelle che, come dice Padre Flaminio Rocchi, “aveva la tempra di coloro che vengono dal macigno”. Oggi, dopo una vita trascorsa con lei, Giancarlo vede ancora e sempre più, l’Istria con gli occhi di sua moglie, ama questa terra perché ha amato lei e lei, con l’amore struggente, corrosivo ed infinito dell’Esule, gliel’ha inculcata nel sangue, gli ha lasciato in eredità questo amore, incarnato in una figlia deliziosa, più istriana delle istriane.